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Il presente del passato è la memoria, che noi
conserviamo nel luogo senza spazio e senza tempo che
è il mito, o rendiamo tangibile ai nostri sensi
riportando alla luce ciò che era sepolto.
L’archeologia può compiere questo passaggio,
trasformando i miti, i sogni collettivi di una società,
in storia, che è patrimonio culturale di una
società consapevole delle proprie radici.
Riconoscere i singoli eventi, le singole azioni che
hanno determinato il corso discontinuo della storia,
e quindi dare ad ogni strato di terra un’identità,
significa poter ancorare il racconto storico a fatti
certi: significa dare un volto, un nome e un quando
al passato che come sabbia scivola tra le dita. Ogni
dato viene interpretato e trascritto, alla ricerca delle
relazioni fisiche, di spazio, che legano strettamente
quel reperto, quel tempio, quella terra alla quarta
dimensioni: il tempo.
Il paesaggio continua a essere mutato ma vivo testimone
delle vicende umane, spesso forte e paziente vittima
di interventi che lasciano tracce come ferite.
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