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In un rapporto intenso stabilito
tra il paese e il suo territorio fortemente impregnato
di elementi naturali e denso di richiami naturali, il
centro di documentazione allestito nel paese di Cansano
è stato realizzato come ponte possibile tra la
memoria di ieri, la consapevolezza del presente e le idee
e i progetti che preparano il futuro.
La commistione di tematiche (la mostra sull’emigrazione
al pianterreno, l’esposizione archeologica al secondo
piano e lo spazio per le conferenze e gli incontri culturali
nella sala sottotetto) esemplifica già nella struttura
la votazione dell’edificio a essere catalizzatore
di pensieri e di attività.
In origine il luogo era sacro: la chiesetta di San Rocco
ridotta a edificio privato, è stata acquistata
dalla Soprintendenza per la ristrutturazione come centro
di documentazione nell’ambito del |
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progetto CIPE di scavo, restauro e valorizzazione dell’area
archeologica di Cansano.
L’edificio costituisce, quindi, l’avvio e
il termine di un percorso di visita che comprende il parco
archeologico, l’intero paese con il suo territorio
e il Parco della Majella.
Il tema del cammino e della sosta si pone come filo conduttore
dell’intero progetto: l’area archeologica,
rappresentata sugli antichi itinerari stradali come mansio
o stazione di un importante tracciato viario appenninico,
torna a rappresentare un luogo in cui ci si ferma, in
un percorso ideale ritagliato tra lo spazio e il tempo.
Di questo andare e restare, il centro di documentazione
tende a esprimere il senso più profondo per la
gente che ha abitato e abita ancora il paese: l’emigrazione
e le radici più antiche di una comunità
si presentano insieme, a parlare del passato, a suggerire
il futuro.
C’è una Cansano oltreoceano, lontana ma viva
e tenace; c’è una Cansano antica nel sottosuolo,
addormentata nel paesaggio, e c’è Cansano,
meta di viaggi, di soste, di suggestioni e di pensieri.
Nel cuore del paese, il centro di documentazione ospita
pensieri, insieme a fotografie e reperti, a parole e immagini. |
L’esposizione
archeologica si fonda sulla documentazione, per ampi contesti,
del rapporto tra uomo e paesaggio, attraverso materiali
e immagini che illustrino sia gli spazi del pianoro di
Cansano, abitato e frequentato dall’uomo per millenni,
sia le attività umane svolte nei secoli in questo
estremo lembo dei territorio peligno.
La versione iniziale dell’allestimento si riferisce
a una prima fase degli interventi di documentazione archeologica,
la più semplice possibile, ma che ha già
in sé le potenzialità e il percorso concettuale
di un impianto articolato e complesso, da sviluppare e
arricchire nel tempo, per rendere immediatamente percettibile
come i resti della cultura materiale, associati a un’analisi
contestuale dei dati scientifici emersi dalle campagne
di scavo stratigrafico, possano contribuire in modo determinante
alla ricostruzione di scenari di vita quotidiana e di
paesaggi lontani nel tempo, ma posti a fondamento del
nostro presente.
I temi centrali sono rappresentati dalla vita quotidiana
(il paesaggio, le strade e l’abitato), dalla devozione
(il santuario), dalla produzione (la calcara) e dalla
morte (le necropoli).
L’esposizione è articolata in questa prima
fase in vetrine (1-7) e pannelli (A-G), posti in |
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associazione
tra loro secondo ambiti distinti che raggruppano i temi
individuati.
L’ambito I BENI PERDUTI E IL PATRIMONIO DI TUTTI
comprende un pannello e due vetrine a illustrare i temi
degli scavi clandestini, della storia degli studi e delle
ricerche, del territorio e dell’abitato: la prima
vetrina è presentata vuota, per richiamare l’attenzione
sulla spoliazione del comune patrimonio culturale condotta
per anni da scavatori clandestini (ci si augura che possa
contenere materiali “restituiti” alla collettività);
la seconda ospita i reperti provenienti dal territorio
circostante l’area archeologica, e documenta la
lunga frequentazione dei sito con materiali preistorici
e protostorici per giungere, attraverso l’età
romana, ai nostri giorni. Un pannello di maggiori dimensioni
riporta la planimetria d’insieme della zona.
Nel secondo ambito, LE STRADE, IL LAVORO, LA MORTE, due
vetrine e due pannelli sono incentrati sui temi della
viabilità, delle necropoli e della calcara; sono
esposti alcuni corredi funerari e i reperti contenuti
negli strati formatisi sui resti del grande edificio per
la produzione della calce costruito sulla collina orientale.
Il terzo ambito, LA DEVOZIONE, è articolato in
tre pannelli e altrettante vetrine per illustrare i dati
scientifici emersi nello scavo dell’area sacra e
per raccogliere alcuni materiali pertinenti al tempio
italico, al sacello delle divinità femminili e
al tempio romano.
Insieme al passato più lontano documentato dall’esposizione
archeologica e al passato recente dell’emigrazione,
il presente trova spazio nella sala conferenze, vero e
proprio laboratorio di idee e progetti, luogo di incontro,
di lavoro quotidiano e di scambio culturale: qui le parole,
le immagini, i suoni e i colori concorrono a formulare
pensieri in un paese che, piccolo e stretto dai monti,
si apre all’orizzonte allargato di una possibile
rivoluzione: la conservazione di sé e dei proprio
patrimonio.
Non occorre scoprire capolavori inediti, ma rilevare
filo per filo il tessuto di un contesto culturale da
conservare com’è.
(GIULIO CARLO ARGAN)
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